Negli ultimi giorni si sta discutendo degli effetti della crisi energetica scatenata dalla guerra in Medio Oriente. Lo Stretto di Hormuz rimane chiuso e, come riportato dalla Banca Mondiale, a marzo i prezzi internazionali delle commodity energetiche registrano il secondo incremento mensile più elevato degli ultimi cinquant’anni (+41,6% su febbraio 2026). La recente tregua comunicata dagli USA ha portato ad un crollo del 10% dei prezzi del greggio; tuttavia, il blocco navale successivamente annunciato potrebbe generare impatti non trascurabili. In questo contesto, per le imprese diventa sempre più strategico adottare strumenti di gestione del rischio flessibili, in grado di mitigare l’esposizione alla volatilità dei mercati. Il blocco dello Stretto di Hormuz sta generando tensioni sugli approvvigionamenti energetici globali. Con interruzioni stimate tra il 15% e il 20% dei flussi mondiali di petrolio e GNL, gli effetti sono già evidenti sui principali indicatori dei mercati energetici. In Europa, la forte dipendenza dalle importazioni si traduce in pressioni sui prezzi dell’elettricità anche per il ruolo del gas nel determinare il prezzo marginale nei mercati. I prezzi all’ingrosso si riflettono rapidamente sulle bollette e sui costi per i consumatori. Ad oggi, il gas resta comunque sotto i picchi del 2022: circa 50 €/MWh, contro livelli ben superiori registrati all’epoca. In Italia, a causa della rilevante dipendenza dall’importazione delle fonti energetiche primarie, le tensioni sui mercati internazionali si sono immediatamente riflesse sui prezzi di elettricità e gas, con impatti diretti sulle imprese. In questo contesto, il Governo è intervenuto con il Decreto Bollette, approvato in via definitiva, con l’obiettivo di contenere gli effetti del caro energia. Le novità di principale impatto sul mondo industriale includono:
- la sterilizzazione degli oneri ETS (in attesa di approvazione dall’UE);
- interventi sugli oneri di sistema;
- disposizioni per la competitività delle imprese e la decarbonizzazione delle industrie (PPA, Gas Release, rafforzamento concorrenzialità mercati ingrosso dell’energia elettrica).
Nonostante gli interventi, il quadro resta tuttavia incerto: la dinamica dei prezzi continua a dipendere fortemente dal contesto internazionale e dall’andamento del gas. Alcuni Paesi stanno adottando o valutando misure straordinarie, per fronteggiare la situazione:
- razionamento dei carburanti;
- riduzione dei consumi industriali (con priorità ai settori essenziali);
- maggiore utilizzo delle riserve strategiche;
- utilizzo extra della flessibilità del sistema e delle unità a mercato, aumento dei servizi relativi alle BESS;
- adattamento del sistema elettrico tramite maggiore ricorso al carbone (ad es. rinvio phase-out in Italia) o incremento della produzione nucleare;
- taglio delle imposte sui carburanti;
- revisione degli accordi internazionali e dei partner per l’approvvigionamento energetico.
Alcune tra queste sono soluzioni temporanee, ma non strutturali. Una risposta strutturale, specialmente in Italia, richiede un cambio di paradigma, perfezionamento del sistema e visione di medio e lungo termine. Transitare da un sistema basato sulle molecole (oil & gas) a uno basato sugli elettroni (energia elettrica) è possibile, favorendo lo sviluppo delle rinnovabili e dei sistemi di accumulo, integrando nel mix la tecnologia nucleare ove possibile, anche grazie all’implementazione degli SMR (small modular reactors).
In merito al percorso legislativo relativo all’integrazione della fonte nucleare, il Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha auspicato il rilascio dei decreti attuativi entro la fine del 2026. Secondo Wood Mackenzie, per i Paesi con strategie di elettrificazione già avviate, effetti di entità rilevante cominceranno ad intravedersi dal 2030 in poi, con regime nel 2040. La domanda elettrica crescerà, diminuendo contestualmente la domanda di fonti fossili. Secondo le stime di Terna, la domanda elettrica italiana nel 2040 si assesterà tra 400 e 440 TWh (rispetto a circa 311 TWh del 2025). Cogliere le opportunità offerte dalle misure statali (Energy Release, Transizione 5.0 etc.) si rivela cruciale, integrando strategie energetiche nella pianificazione industriale, per rafforzare il controllo dei propri costi e adattarsi a scenari di costante incertezza. Il ruolo dei fornitori di energia: in questo contesto diventa fondamentale supportare i clienti industriali con soluzioni flessibili, strumenti dinamici di gestione del rischio e strategie aggiornate di transizione in un contesto incerto, che necessita di essere governato con competenza e visione. La sinergia cliente/fornitore può fare la differenza.